Sandro Catenacci, l'imprenditore italo-svedese

Sandro Catenacci tu avevi sei mesi quando con la tua famiglia vi siete trasferiti in Svezia. Prima i tuoi genitori e poi voi tutti della famiglia avete  lavorato sodo ma alla fine vi siete affermati come imprenditori. Siete proprietari di catene di ristoranti come ad esempio Cafè Opera e l’Opera Källaren e di catene di hotel come Nobis, siete (tuo fratello Stefano) i cuochi della famiglia reale e organizzate tutti i banchetti ufficiali del Re. Raccontaci la vostra storia 

- La storia nostra comincia in Svezia nel 1958, quando mio padre si trasferì qui da Roma. Nel 1980 mio padre ed io abbiamo aperto il primo ristorante insieme. Il primo ristorante in Svezia a non essere  una semplice pizzeria. Dopo un anno ci siamo divisi e mio padre si è preso cura del ristorante. Io ho cominciato a comprare un ristorante poi via via molti altri ma il grande salto l’ho fatto nel 1987 quando ho comprato quelli che poi sarebbero diventati Operakällaren Café Opera e il  Stallmästaregården. Quindi, anche perchè questi locali erano già affermati,abbiamo realizzato un’azienda di grande prestigio. Mio fratello Stefano è venuto a lavorare con me nel 1991. Ma ha fatto anche lui la sua gavetta lavorando un po’ in tutta Europa e quindi ha approfondito la sua cultura culinaria. 
Cosa che è poi tornata utile alla nostra azienda, abbiamo puntato sul settore alberghiero e delle automobili.  Io sono l’azionista di maggioranza dell’azienda e colui che gestisce le cose oggi abbiamo un fatturato di 800 milioni di corone e circa 600 dipendenti. Io ho sempre puntato sulla qualità dei prodotti e sullo stile tutto particolare delle nostre offerte ai clienti. 
L’hotel Nobis a Normalmstorg che abbiamo aperto a dicembre comincia a funzionare ed ora stiamo progettando un nuovo grande albergo. 

Durante questa “scalata” avete avuto come punto riferimento la società svedese naturalmente. Ma avete anche avuto bisogno della collaborazione di italiani. Come si è sviluppata questa collaborazione?
- Per essere veramente onesto io non ho mai fatto troppi sforzi per associarmi ai gruppi di italiani qui in Svezia. Anche perché avevo solo sei mesi quando  sono venuto qui.  Per me è stato abbastanza normale avere amici svedesi. Io mi sono sempre sentito molto italiano, però molto integrato nella società svedese. Però con le difficoltà che ci sono perché, magari adesso le cose sono cambiate, ma quando ho cominciato la scuola ero l’unico straniero. Mi chiamavano spaghetti, maccheroni e così via. Tutti i pregiudizi di quei tempi, quindi una dose di sospetto nei miei confronti c’era. Problemi di integrazione li ho avuti anch'io come tanti altri. Tuttavia la mia “missione” è stata quella di far cambiare agli svedesi l’opinione sugli stranieri e particolarmente sugli italiani non parlando ma dimostrando la mia e le nostre capacità con i fatti. Si perché come sai anche tu la mentalità svedese non si accontenta di parole e discorsi vuole vedere nei fatti quello di cui si è capaci. Ci sono voluti tanti e tanti anni di lavoro ma penso che oggi ci siamo riusciti.
Se si riesce a combinare le parti positive e belle dell’italianità con le qualità svedesi ne può uscir fuori un bel cocktail. Certo, come mentalità mi sento svedese ma spero di avere conservato la fantasia, lo stile, la creatività proprie degli italiani.

Credi la cucina, la culinaria faccia parte della cultura italiana?
- Certamente, anche se il cuoco di famiglia non sono io. Io mi considero un imprenditore a tutto tondo. Si lavora sulle occasioni che capitano, bisogna avere l’intelligenza per coglierle ma anche fortuna. 

Hai una bella famiglia, numerosa direi con 5 figli. Ti piacerebbe seguissero le tue orme?
- Io li lascio assolutamente liberi di scegliere. Io non ho pregiudizi sociali. Se scelgono di fare l’elettricista, il poliziotto o di diventare premio Nobel per me fa lo stesso. L’unica cosa che loro, avendo una famiglia agiata alle spalle hanno più possibilità di scelta. Ma sono loro a scegliere la loro vita. L’importante è che stiano bene. Anche se penso che, se si è poveri si abbiano più stimoli per affermarsi nella vita. Pochi possono scegliere, loro hanno la fortuna di poter scegliere gli studi che preferiscono perché ci siamo noi ad aiutarli. Mi auguro che scelgano di fare un lavoro che dia loro anche felicità e che sia qualcosa di divertente. 

Quale consiglio daresti ad una persona giovane venuta dall’Italia oggi. Di solito sono persone magari con la laurea che non trovano lavoro in Italia. Quali consigli per affermarsi con il lavoro qui in Svezia.
- La cosa principale è un lavoro, qualsiasi lavoro. Non pretendere di ottenere subito quel lavoro per cui si è studiato e se ne hanno le competenze. Puoi anche fare il lavapiatti, è importante ed è un merito. Perché qui non conta quale lavoro hai fatto ma come lo hai fatto. Poi potrai tentare di affermarti nel tuo specifico. 
Noi abbiamo tra i nostri dirigenti un somalo che ha cominciato come lavapiatti, ora è un dirigente e decide al pari nostro. E guarda che per un nero è ancora più difficile. Ma lui ha dimostrato intelligenza, laboriosità, capacità ed ora occupa il posto che merita. Quindi se si fa gavetta con onestà e caparbietà alla fine si possono raggiungere buoni traguardi.

A cura di Guido Zeccola