Scrivere l’indicibile

Intervista a MargaretMazzantini

Margaret Mazzantini è una scrittrice italiana che il pubblico svedese dovrebbe conoscere bene. Nel corso di 10 anni sono infatti usciti in svedese quattro tra i suoi tanti romanzi. In questi giorni è uscito Splendore , Hela Härligheten per la Contempo förlag. La madre di Margaret è una pittrice irlandese e suo padre uno scrittore italiano. Margaret ha vissuto quasi tutta la vita in Italia e si sente italiana al 100%. Ho incontrato la scrittrice durante la sua prima visita in Svezia e a Stoccolma.

Splendore ora in svedese per i titoli della Contempo libri con il titolo: Hela Härligheten è un romanzo d’amore. Pare che a lei piaccia scrivere romanzi d’amore.

Io penso che la vita sia tutta una storia d’amore. Qualcosa che ci catapulta fuori dai nostri automatismi, il motore principale che ci porta fuori per poi riportarci nel vero profondo di noi stessi.

E questo vale anche la creatività, l’arte che poi somiglia all’amore. Per amore andiamo anche contro i nostri principi contro tutto quello che avevamo creduto. Forse per questo le storie d’amore vivendo l’indicibile scatenano forze che possono distruggere o autodistruggere chi le vive. Tentare di raccontare l’indicibile significa scrivere ai margini del vuoto, ai margini di un baratro la cui essenza è come un vortice.

Splendore è stato da qualcuno definito un romanzo omosessuale. Io non credo questo. Si, è la Storia di Costantino e Guido che si amano e si cercano tutta la vita ma è più una storia di amicizia-amore che ha bisogno a volte di Eros per esprimersi…

Lei ha ragione, le storie d’amore pur somigliandosi sono sempre uniche. I ragazzi si conoscono nella Roma della fine degli anni sessanta, una Roma bigotta, classista visto che uno dei due appartiene alla borghesia agiata mentre l’altro no. C’è desiderio sessuale ma anche quella forma di amicizia possibile tra due persone dello stesso sesso. La storia di due vite. Ci sono scrittori che scrivono sempre lo stesso libro, per me è sempre un’avventura diversa, io scrivo sempre una storia diversa. Mi baso sulla ricerca, anche per questo i miei libri li scrivo no quando trasformo gli appunti in romanzo ma anni prima quando creo la struttura dello stesso, i momenti in cui i vari temi mi coinvolgono fino ad appassionarmi.

La storia è importante, come quelle di Sarajevo per un libro futuro, o della Libia, ma per lo scrittore la cosa importante è la parola, la scrittura stessa che si fa struttura la visione del mondo. È come il cavallo di Troia che lo scrittore utilizza per entrare nel cuore del lettore, ma i guerrieri che escono dalla pancia del cavallo sono le tematiche che stanno a cuore allo scrittore, tutto ciò che gli rimane indigesto che lo indigna.

Un altro suo romanzo Non ti muovere pubblicato in Svezia per Bonniers col titolo Rör dig inte ha vinto uno Strega, è diventato un film girato da suo marito Sergio Castellito… insomma ha avuto successo…

Sono passioni diverse ma io sono la stessa, sono passati 10 anni… In Non ti muovere racconto una storia intricata una storia di miserabili ma dove c’è tuttavia questa donna minuta, ma esaltante Italia che passa attraverso tuti i luoghi comuni del maschilismo e dei sentimenti algidi di certi uomini che toccano la vita con i guanti di lattice. Tuttavia è proprio attraverso lei che questi uomini ritrovano tutto quello che a loro manca. Un amore che trasforma e che trasforma la miseria piccolo borghese dell’uomo in un qualcosa di quasi spirituale. Certo c’è un valore simbolico nel nome Italia, ma a me interessava l’umiltà di questa piccola donna apparentemente fragile e miserabile ma che invece sa sporcarsi le mani e quindi tocca davvero l’essenza della vita. Io scrivo per immagini.

Nel 1987 lei sposa Sergio Castellito una storia d’amore che è anche una storia di collaborazioni artistiche.

Mio marito fa parte della mia vita praticamente da sempre. Ma la vita personale non si rispecchia nei miei libri dove le storie riguardano quelli che stanno ai margini. No raramente sono autobiografica come scrittrice. Tuttavia la vita privata è sempre presente. Per esempio nel fare il ritratto di una donna bosniaca che ina situazione tragica vorrebbe avere un figlio, io. Che di figli ne ho avuti 4, ho forse potuto meglio indagare, penetrare l’anima di una donna che non ha avuto figli ma che li desideri.

Se posso restare ancora nell’ambito della sua sfera privata vorrei che parlasse dei suoi genitori, di sua madre pittrice irlandese, Anne Donnelly e di suo padre scrittore Carlo…

Dare la vita è un dono magnifico. Mia madre è una bella persona piena di vita anche nell’arte che produce. Mio padre invece era scrittore che ha cercato per 40 anni di scrivere un libro e forse per l’argomento che trattava non riusciva a trovare un editore. Una vita sofferta che mi ha in qualche modo tarpato le ali all’inizio, anche perché io volevo essere estroversa essere felice come tutti noi.

Io non ho mai perso il godere, il piacere, se vuole infantile del raccontare Il racconto, la saga è la sostanza del romanzo. Dicono che il romanzo sia morto ma io non ci credo.

Veramente lo dicevano i postmoderni ma mentre loro sono morti il romanzo, che è saga e mito, continua a vivere..

Si, la saga che è racconto è anche il racconto di un mito, mito attraverso il quale anche le problematiche sociali vengono a galla, vengono espresse, perché la letteratura, se non può cambiare il mondo, lo può senz’altro stravolgere, lo può raccontare attraverso le testimonianze, può rendere fertile il terreno arido della pura descrizione storica di un evento.

Mi ha un po’ stupito sapere che lei in Svezia non era mai stata prima. Eppure sono usciti 4 libri.

Io viaggio poco, sa con quattro figli… In Norvegia ci sono stata e mi ha sbalordita la luce. Poi la Svezia è all’avanguardia per i diritti civili e i diritti umani. Io anche come attrice di teatro ho interpretato Strindberg, Hjalmar Söderbergcon Doktor Glas, e poi Bergman, Pippi Calzelunghe, che mi appassionava da bambina.  

Intervista a cura di Guido Zeccola